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Il Beato Valfrè e la Beata Maria degli
Angeli
Il
beato Sebastiano Valfré e la carmelitana beata Maria degli Angeli
hanno illuminato con lo splendore della loro santità la storia di
Torino tra il Sei e il Settecento, una città che, pur essendo
capitale del ducato, contava poco più di quarantamila abitanti. Il
che spiega in parte la grande popolarità di cui godettero i nostri
due protagonisti, l’uno impegnato in una fervida attività
apostolica, l’altra tutta dedita alla preghiera nel silenzio di un carmelo. Ma soprattutto ci preme mettere in luce i forti legami
spirituali tra questi due beati che influirono fortemente sulla
società del tempo, a partire dalla corte sabauda.
Il Valfré e il carmelo di Moncalieri
Nella quiete di una tiepida giornata autunnale, il 10 settembre
1703, tre personaggi illustri della diocesi di Torino – il vicario
generale, Pietro Antonio Trabucco, il padre Sebastiano Valfré e il
notaio arcivescovile Vincenzo Grosso – giungevano a Moncalieri nel
nuovo piccolo monastero delle Carmelitane Scalze, situato «nel
cantone di Porta Piacentina», inviati dal Vescovo, Monsignor Michele
Antonio Vibò per verificare l’idoneità dello stabile ad accogliere
una comunità di monache carmelitane.
Nel verbale della visita, redatto dal notaio Vincenzo Grosso, dopo
la minuta descrizione della chiesa, si legge: «Conclusa la visita
della chiesa e della sacrestia, vestito l’amitto e la stola bianca
col cingolo e il piviale bianco, abbiamo benedetto con l’acqua
lustrale, secondo il Rituale Romano, la chiesa dedicata a S.
Giuseppe e abbiamo celebrato il Santo Sacrificio».
Il monastero che stava per accogliere di lì a pochi giorni (16
settembre 1703) con grande solennità le prime tre carmelitane scalze
era stato desiderato fortemente dalla beata Maria degli Angeli e
realizzato a Moncalieri per l’intervento provvidenziale del padre
Valfré.
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